La verità su    Woodstock

   

 

 

 

... Pochi avvenimenti hanno suscitato un tale interesse da parte dei media ed allo stesso tempo "distribuito" un morboso fascino che ancora oggi e' "palpabile" nelle menti di tutti noi. Cio' che Woodstock ha rappresentato e' impossibile, oggi, da decifrare compiutamenti per i giovani odierni, quei giovani che usano, ABUSANO di termini quali "anticonformista", "controcultura", ed il reiteratissimo slogan "pace, amore e liberta'", cosi' deturpato del suo significato, quest'ultimo, da risultare in un 2002 sempre piu' inflazionato e sempre piu' sinonimo di civilta' piatta ed incolore.

     
 

Che diavolo mai potranno sapere i musicofili di oggi, anche i piu' accaniti, di cosa in realta' volle dire radunarsi in 300.000 (ma c'e' chi dice anche 500...) per tre giorni nell'Agosto 1969 (15, 16, 17), spesso sotto una costante ma gradita pioggia, felici di cantare a squarciagola e di fare l'amore liberamente, senza inibizione e restrizione alcuna, inneggiando come mai prima d'ora si era osato, ad una liberta' legittimata e conquistata "sul campo". Una liberta', ahime', che si sarebbe consumata molto in fretta, e sarebbe stata successivamente inghiottita dai rigidi schemi della Societa' moderna, gia', proprio quegli schemi che gli ammirevoli giovani di Woodstock avevano cercato (in alcuni casi con successo) di combattere, prima, e di abbattere, poi. Ma si tratto', in fondo, di una illusione, di una SPLENDIDA quanto spietata illusione che ebbe la durata di tre giorni, tre giorni concitatissimi e di grandissima intensita', raramente riscontrabile in manifestazioni successive a Woodstock.

 
 

Si', in realta' presto ci si accorse di come quei tre giorni folli di pace, amore,liberta', musica e... fango (tanto fango....) dovessero alla fin fine rappresentare piu' un definitivo punto di arrivo storico anziche' l'avvio di un nuovo movimento (come probabilmente si spero');  e cosi', la "cara" Woodstock si tramuto' nel triste, malinconico ed imprevisto epitaffio di una generazione che diede tutto se stessa, con l'intento (oggi forse ai puo' apparire sciocco ed inverosimilmente ingenuo) di cambiare il mondo.

Quello che invece non capirono, a mio gentile parere, fu il dovere  da parte loro di cambiare prima SE STESSI piuttosto quello che regnava intorno a loro; di sicuro ci avrebbero guadagnato ma l'utopia presente in quel 1969 era piu' forte di ogni cosa, anche piu' forte del dolore per le assurde scomparse del Vietnam, una sconfitta morale prima che politica della quale ancora oggi gli americani si vergognano interrogandosi con laconico stupore di come sia potuto verificare un simile dramma storico-politico-sociale.

Rimane, certo, il ricordo di tre indimenticabili giorni, rimane la memoria di migliaia di hippies ed anticonformisti tutti insieme per un'ultima volta, tutti insieme appassionatamente contro le bigotte regole del consumismo e l'ottusa ignoranza di una Societa' che stentava, RIFIUTAVA di capirli e di sostenerli.

Woodstock passera' alla storia come l'ultimo, vero e genuino atto di sconsiderato pacifismo della contro-cultura giovanile; un degno epitaffio del decennio piu' rivoluzionario, intenso e drammatico che si ricordi. Ancora adesso, pur senza accorgersene, noi viviamo, "sentiamo" l'influsso e le grida, magari un tantino soffocate, di chi si e' eretto al di sopra degli altri per alzare la sua ingombrante e scomoda voce; ancora oggi gli anni '60 rappresentano, per le nuove leve, un punto storico di inarrivabile importanza. Ci troviamo ad essere un po' tutti "figli indiretti, illegittimi" di quell'epoca convulsa ed affascinante. Cio' che noi oggi consideriamo come trasgressivo, anticonformista, "contro", non ha che un valore prettamente effimero, se confrontato con le anime ribelli degli anni '60, quando ancora vi era un alto muro di omerta' e di senso di vergogna verso chi avanzasse nobili e genuini principi onde raddrizzare e demolire le monotone convenzioni borghesi di allora.

 
 

Woodstock rappresenta superbamente uno di quei rari esempi di "fotografia d'epoca", grazie alla quale ci viene fornito, sebbene a distanza di oltre trent'anni, uno spaccato generazionale in un momento di cruciale cambiamento,  magistralmente riassunto nel film-documentario di Michael Wadleigh: l'abile regia sottolinea le fasi piu' significative e dense di pathos del famoso ritrovo. Le scene di "liberissimo amore" si complementano magistralmente con le riprese degli artisti chiamati in causa; la pioggia fara' il resto, conferendo un'atmosfera epica a tutta la kermesse woodstockiana, innalzando il concetto di amore libero tra il fango a "specchio epocale" e simbolo di un'era immortale.

Gli anni Sessanta stanno volgendo al termine, e non ci saranno piu' momenti di cosi' magico misticismo e grande, ineguagliato "senso  di unione mondiale". I successivi Festival musicali di massa (Isola di Wight e compari) si riveleranno altri grandi appuntamenti di storico impatto, sebbene non godranno mai del fascino ingenuo e dello spirito da happening giovanile da contro-cultura che ebbe in Woodstock il suo epicentro. E come vorrebbe un perfido regista responsabile del finale del proprio film, il congedo degli anni '60 fu quanto di piu' orrorifico, sconvolgente ed obliabile ci si potesse immaginare.  Il Festival di Altamont, avvenuto nel Dicembre del '69, fortemente voluto dai Rolling Stones (e questo gia' offre dei forti, preoccupanti dubbi allo spettatore di turno), e concepito come la loro "personale" risposta a Woodstock, si tramutera' in un autentico gioco al massacro, con scene degne del miglior film-thriller nelle quali ci si possa imbattere.

 
 

Altamont si potrebbe tradurre con questa frase-cliche':"E (alla fine) ci scappo' il morto...!".

Morto che ebbe un nome: Meredith Hunter, un ragazzo di colore ucciso dagli Hell's Angels, durante l'esibizione dei Rolling Stones; gli stessi Angels erano stati reclutati direttamente dagli Stones in qualita' di servizio d'ordine, ma tale scelleratissima scelta si sarebbe rivelata come un gesto di autolesionismo da manuale, che avrebbe funto da "assassinio simbolico degli anni '60".

Tale omicidio segnera' profondamente l'opinione pubblica di allora, conferendo (e per sempre) il titolo di "gruppo piu' maledetto della storia" alle Pietre Rotolanti. Altamont sancira' la fine simbolica del magico decennio per antonomasia e rimandera' tutte le nostre speranze ed illusioni agli imminenti anni '70,anni antitetici ed assai meno frenetici rispetto ai Sessanta, decisamente piu' analitici e caratterizzati da un minore slancio rivoluzionario. Le industrie discografiche acquisteranno sempre piu' potere ed a poco a poco la musica rock  perdera' quella carica rivoluzionaria ed iconoclasta che era alla base delle speranze e profonde utopie della contro-cultura giovanile, per divenire mero strumento di pubblicita' e strumentalizzazione di masse ingenue senza una precisa identita' e, soprattutto, senza quello spirito di coesione pacifica, colma di benefica quanto innocua spregiudicatezza, che fece di Woodstock un avvenimento di rilevanza  storico-musicale -sociologico ed ideologico senza precedenti.

 
     
 

Le note distorte e nevrotiche di STAR SPLANGED BANNER rivisitata da Jimi Hendrix, in un'alba di un Agosto lontanissimo e perso nel tempo, risuonano oggi in forma di psichedelico e surreale eco, fungendo da breve tracciato onirico mentre viene catturato un momento di imperdibile, inarrivabile liricita'. Quei giovani hippies a meta' tra sonno piacevolmente disturbato e stato di insonnia apparente e' il documento piu' rappresentativo di una generazione che non voleva morire tra le fiamme di una guerra e l'estremo bigottismo dei propri genitori. Woodstock s'impose, e per l'eternita', come  fenomeno di massa che avrebbe sancito la rinascita del movimento contro-culturale ma allo stesso tempo anche la sua morte e dissoluzione, senza la possibilita' di tornare indietro e poter cambiare quel mondo il quale, nel giro di pochi anni, sarebbe tornato in possesso dei pieni poteri.

E le mattine seguenti, sul vastissimo terreno della piu' celebre fattoria del Rock, non sarebbe che rimasto solo una monumentale, inverosimile sporcizia.....

Ma questa... e' un'altra storia.....

 BYE

 

 
 

a cura di ALAN "J-K-68" TASSELLI

 
 
 
 

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