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MOBY GRAPE |
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La grande illusione della WEST COAST |
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C'e' stato un periodo della musica POP
(grosso modo a cavallo tra il '66 -'67,
abbracciante i primi rigurgiti e
sviluppi dell'era psichedelica - ed il
'73-'74, anni invece in cui
cominiarono a manifestarsi i primi
segni di crisi dell'allora vigente
rock progressivo, e comunque di tutta
l'inustria musicale in generale) in
cui pubblico, stampa ed addetti ai
lavori vivevano in uno stato di
perenne eccitazione, dovuta
all'impressionante evoluzione che la
musica dei tardi anni '60 manifestava,
senza accusare apparenti segni di
stanchezza o di vuoto creativo. |
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Questa era,
da me definita "GOLDEN ERA OF ROCK'N'ROLL",
sarebbe passata alla storia anche per certe
"PRIME OPERE" di gruppi ora ritenuti i cardini
fondamentale di una generazione sempre in
bilico tra sogni, grandi utopie e lotte civili
all'interno di un Sistema pericolante oggetto
di continui (e simbolicamente ed
ideologicamente giustIficatissimi) attacchi e
proteste da parte di una gioventu'
straordinariamente viva ed attiva.
Queste "prime opere" avevano come comune
denominatore, oltre a un non comune istinto
creativo, anche un irresistibile, spesso
primitivo ma assolutamente genuino magnetismo,
che le opere successive avrebbero poi
sgonfiato e seppellito a favore di sbandamenti
di effimero ordine commerciale (una PESSIMA,
scellerata abitudine che hanno tutti i gruppi,
soprattutto quelli piu' dotati, quando,
"storditi" dall'immane, assetato desiderio di
droga, sesso, alcool e denaro si limitano a
soddisfare le esigenze di un pubblico
superficiale anziche' ribadire, approfondire
il proprio spirito e la propria sensibilta'
artistica). |
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Una seconda
causa e' anche comportata da un decadimento
ispirativo; capita spesso, infatti, che
l'artista di turno, sebbene dotato di profonda
sensibilita' musicale ed in preda a schizzi di
pura genialita', si "spenga" gradualmente,
incapace, sia fisicamente che, soprattutto,
psicologicamene, di reggere il confronto con
la prima, folgorante ed inarrivabile opera da
lui partorita. In questo ristretto "gotha da
prima opera" compaiono nomi di gruppi
illustri, la maggior parte dei quali famosi
piu' che altro per cio' che hanno prodotto
DOPO i loro primi ingenui quanto accattivanti
tentativi, aventi come personale segno di
riconoscimento quella cattiveria, quella
immediatezza ed esplosiva sincerita' che
sarebbe risultata poi difficile da riscontrare
nelle produzioni successive. |
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Come gia'
accennato in precedenza, l'album d'esordio dei
MOBY GRAPE, avente il medesimo titolo,
s'impose immediatamente per freschezza ed
originalita' compositiva, rivelando a tutta
l'America 5 ragazzi dotati di immenso talento.
A distanza di 35 anni, molti critici rock
indicano questo superbo lavoro come "il
miglior disco d'esordio della Storia del
rock", e per naturale conseguenza ad esso
spetta il titolo emblematico ma irrinunciabile
di "MIGLIOR OPERA PRIMA DI SEMPRE". Opinione
per altri magari discutibile, ad ogni modo non
si puo' minimamente negare il contagioso
magnetismo di di "MOBY GRAPE".
"HEY GRANDMA", la debordante "opener",
chiarisce subito le coordinate del gruppo,
rabbiose ma con una certa misura, su cui fanno
perno le superbe armonie vocali, a cui tutti i
membri partecipavano creando un'amalgama di
beat e melodia per i tempi ardita e, a loro
modo, rivoluzionaria. Sono presenti,
all'interno dei solchi, anche fortissime
venature rock-blues, come testimoniano tracce
quali "FALL ON YOU" e "CHANGES", sebbene la
composizione piu' accattivante rimanga, a mio
parere, "INDIFFERENCE", composta dal
batterista SKIP PENCE, personaggio, quest'ultimo,
quanto mai singolare e dedito ad incontrollate
dosi di droga e pazzia, e tracciante un
percorso molto simile a quello del suo "cugino
d'oltreoceano", l'enigmatico, leggendario SYD
BARRETT dei PINK FLOYD.
Il brano piu' accessibile, quello
indubbiamente piu' orecchiabile, e' senza
dubbio "COME IN THE MORNING", trascinato da un
imponente ed irresistibile giro di basso,
impreziosito da straordinari giri vocali e da
una linea melodica cosi' bella da far piangere
di gioia. "NAKED IF I WANT TO", e' una
brevissima ballata, sostenuta vigorosamente da
armonie vocali a tre e caratterizzata da
un'atmosfera di "dolce sospensione", un
corretto ed intelligente "break" prima che si
riscateni l'uragano-soul-rock-blues della band
californiana
Putroppo, e questo va doverosamente riportato,
i MOBY GRAPE non godranno di una seconda
occasione che sia pari alle loro ambizioni ed
al loro talento. Il complesso rimarra' infatti
vittima di "cattivo management" nonche' di una
serie infinita di incomprensioni e di problemi
con droga e relativa giustizia, ponendo
vergognosamente e prematuramente la parola
fine ad un gruppo che certo tutto ha avuto
dalla vita tranne che la buona sorte. Sarebbe
bastato scegliersi managers piu' affidabili,
in modo da poter ricompattare il gruppo e
ripartire da dove il loro processo musicale
era stato interrotto. Ed invece tutto
naufrago', senza una precisa o quanto mai
logica ragione e, probabilmente, senza aver
mai trovato l'effettivo colpevole di tutto
questo gran caos che ha condizionato
enormemente la carriera dei 5 nuovi eroi della
musica americana per poi provocarne,
irrimediabilmente, un deragliamento psichico
ed artistico che avrebbe sgretolato, dissolto
il gruppo, i loro ideali e la loro musica. Per
sempre.
E dal titolo di NUOVA GRANDE PROMESSA DEL
ROCK'N'ROLL CALIFORNIANO i MOBY GRAPE
sarebbero passati, infaustamente e
malinconicamente, a quello di GRANDE PROMESSA
MANCATA. Uno dei piu' grandi ed irrisolti
misteri del rock'n'roll. Dei musicisti
protagonisti di quella breve ma intensa epopea
non si seppe piu' nulla o quasi ed i vari BOB
MOSLEY SKIP PENCE e compagni si sarebbero
probabilmemte persi per sempre tra ricordi,
notti imbevute di alcool, droga e solitudine,
per ritrovarsi poi, cinquantenni, a dover
forzatamente ricordare, implicita una mai del
tutto sopita rabbia, quel breve lasso di
tempo, un LUMINOSISSIMO tempo, che li ha visti
protagonisti, seppur brevemente, di una
generazione in contrasto con le scelte
politiche del paese, ma anche estremamente
vivi e genuinamemente utopici. Un'utopia ora
irrimediabilmente spezzata ed irrecuperabile,
sepolta in un tempo lontano, troppo lontano
per ricordarsi compiutamente che significato
avesse e che tipo di amore libero circolasse. |
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a cura di
ALAN "J-K-68" TASSELLI
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