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FREE: |
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la
grande sinergia Rock-Blues |
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Raramente un complesso rock dalla giovanissima'
eta' ha manifestato una sinergia avvincente quanto
esemplare nel caotico (e sempre fiammante)
panorama rock-blues.
Solitamente, in frangenti come questi, la
creativita' (ammessa che ci sia quando si e' cosi'
giovani) viene inesorabilmente dispersa o smarrita
a causa della grave inesperienza o
dell'impreparazione (condita da dosi massicce di
ingenuita') da parte di quei gruppi appena
formatisi e magari eccessivamente pretenziosi o
follemente innamorati del proprio ego.
Non e' assolutamente il caso dei Free di
Paul Rodgers, Simon Kirke, Paul
Kossoff e Andy Fraser, che, formatisi
nel 1968, hanno proposto un'inedita quanto
sbalorditiva forma di rock-blues a tinte
incandescenti, ma con la peculiarita' di apportare
linee melodiche ed una sensibilita' musicale
sconosciute alla maggior parte dei complessi di
"blues revival" (una delle definizioni piu'
canoniche che si intendeva "appiccicare" al
cosiddetto "Nuovo Movimento del Blues Britannico",
propagatosi grosso modo tra la meta' degli anni
'60 ed i primi scorci degli anni '70). |
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La maggiore e piu' sorprendente abilita' musicale
dei Free era rappresentata da suadenti, sensuali
scale armoniche, dominate dall'elastico, vibrante
basso di Andy Fraser, autentico precursore
del "bassista melodico" in grado di sfuggire al
mero ruolo di accompagnamento ritmico onde
prodigarsi in scintillanti, magnetiche armonie al
suo strumento, conferenti quel tasso di unicita'
che avrebbe separato i Free da molti complessi
loro contemporanei.
A suggello di questa innovazione stilistica in uno
strumento di per se solitamente snobbato in fase
compositiva, vi si aggiungeva l'imperiosa ugola di
Paul Rodgers, un vocalist in grado di
offrire performances dall'alto taglio bluesistico,
essendo egli dotato di un pathos e sensibilita'
profondamente di marca rhythm'n'bluesistica: un
interprete coriaceo ed assai espressivo, in grado
di competere con i piu' veementi, "strascicati"
shouters di colore. Paul Kossoff avrebbe
rappresentato l'ideale complemento di Rodgers e
Fraser: il suo stile era basilarmente scarno ma
dotato di un'efficacia rara ed intensa; le note
profuse dal suo strumento davano quasi sempre la
sensazione di un pianto dimesso e mai urlato,
tagliente e lirico al tempo stesso; non era (come
alcuni suoi colleghi della sua generazione) molto
dotato da un punto di vista tecnico: si trattava
di un chitarrista essenziale, le cui poche, scarne
note, inusualmente allungate (onde ostentare un
pathos di grande fragilita' emotiva e di
lancinante dolore) si offrivano in pasto alla
mente dell'ascoltatore, ammaliato da tanta
liricita' trasmessa da una sei corde.
Simon Kirke, alla batteria, completava il
processo sinergico-rock-bluesistico: la secchezza
delle sue bacchette unita alle sfumature imposte
al proprio strumento ne facevano uno strumentista
dotato (anche se non troppo) che,
intelligentemente, si rifiutava di prodursi in
interminabili (e spesso causanti una noia
terribile) assoli, donando invece il proprio
carisma e talento in favore di un sound
unitario e privo di eccessive, ingombranti pretese
solistiche.
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Un dato di non secondaria importanza, infatti, era
la semplicita' della miscela proposta da Rodgers e
compagni: un heavy-blues conciso e serrato, a
tratti confinante con certo rock duro ma mai
debordante piu' del dovuto, e questo senza
precludere liberta' ai singoli strumentisti.
Trattandosi di un gruppo giovanissimo (a malapena
a ridosso dei venti anni...!), sarebbe molto
facile rimanere sorpresi da tanta vitalita' e
senso musicale trasmesso dalla band inglese:
questo implicava immenso talento ed una
predisposizione estremamemente naturale per la
composizione e conseguente interpretazione di un
brano. In particolare vorrei menzionare il
bassista Andy Fraser (appena 16 anni, all'epoca
del primo disco, Tons Of Sobs, edito nel
1968) ma gia' in grado di esibire una
sicurezza ed una padronanza dello strumento degni
di un musicista di mezza eta' dal passato
glorioso. Inoltre non si dimostrava solo geniale
nell'approccio melodico-ritmico alle quattro corde
ma Fraser eccelleva in materia di composizione: la
quasi totalita' delle tracce dei Free portano la
sua firma (a volte accompagnate da quelle di
Rodgers, autore dei testi, e Kossoff).
Fire and Water insieme al Live del
'71, e' alquanto indicativo sulle grandi, immense
potenzialita' espressive proposte dalla musica del
quartetto inglese. Un eccitante, a tratti
assolutamente irresistibile concentrato di
hard-blues e ballate strappa-lacrime (sebbene mai
ridondanti sul patetico come altre formazioni
invece erano solite soffermarvicisi), incentrate
sul fluido, "tentacolare" basso di Fraser e la
chitarra "lacrimante" di Kossoff; Rodgers vi
avrebbe "gettato" cuore ed anima, in performances
infuocate ma al tempo stesso bagnate da un pianto
che proviene dagli abissi della nostra distorta
coscienza.
Questo e' heavy-rock-blues di prima categoria: una
sinergia perfetta e singolare, impregnata di
intenso magnetismo ed interpretata con
inarrivabile pathos e struggente sentimento da
parte di quattro eccezionali musicisti. |
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In seguito il
gruppo si sciogliera', incapace di gestire le
proprie straripanti personalita', per poi
ricomporsi qualche tempo dopo ed incidere un nuovo
LP, Heartbreaker, che, sfortunamente, non
possedera' lo stesso "misticismo/ magnetismo"
sonoro degli album precedenti. Rodgers e Kirke
andranno a formare i Bad Company,
formazione sopravvalutatissima, "protetta" dalla
casa discografica dei Led Zeppelin (e
questo aneddoto giustifica ampiamente i numerosi
milioni di copie accapparratisi per le vendite dei
loro fiacchi prodotti); dei Free il nuovo progetto
di Rodgers (che oltre a Kirke vedra' in formazione
Mick Ralphs, ex-chitarrista dei Mott The
Hoople) non possedera' nemmeno un decimo della
carica sonoro-emotiva del suo ex-complesso. A
parte il primo LP (che gia' faceva intravedere
vistosi e preoccupanti sbandamenti verso certo
ruffianissimo easy-listening interessato
solo a soddisfare masse di ingenui adolescenti) il
resto della produzione dei Bad Company non fara'
altro che confermare quanto appurato dall'ascolto
della loro prima uscita, ed offuschera'
ignobilmente l'arte creativa ed originalissima dei
Free (in breve i Bad Company si dimostreranno
l'ennesima operazione commerciale "ingoiasoldi"
come nella piu' tipica tradizione statunitense).
Di Fraser si perderanno le tracce mentre tutti
sanno l'amara conclusione che la vita di Kossoff
ha avuto: il chitarrista morira' per overdose di
eroina il 19 Marzo del 1976, decretando,
nella maniera piu' infame e dolorosa possibile, la
morte definitiva di una splendida utopia musicale
di nome Free.
Il resto sarebbe solamente stato una sporca,
ruffiana presa in giro comandata da un business
musicale troppo corrotto e troppo inflazionato per
proporre una miscela di sincera musica e di nobili
sentimenti.
Quei nobili sentimenti che egregiamente avevano
espresso i Free con la loro
impareggiabile "sinergia di rock-blues". |
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a cura di
ALAN "J-K-68" TASSELLI
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