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Questo non accade quando si ha la fortuna di rimanere
coinvolti in una strana forma di happening elettronico
e bizzarramente dancereccio come è quello che esplode,
sullo striminzito palco della sala Groove del Classico
Village di Roma, grazie alla carica di uno dei
collettivi – insieme forse ai soli International noise
conspiracy- più politici e arrabbiati attualmente in
circolazione. La nuova creatura di Kathleen “Riot”
Hanna ha del meraviglioso: vuoi per la batteria
elettronica che, sotto i colpi magistrali, di Jd
Samson riempie l’aria di breakbeat, vuoi per i suoni
che l’unica chitarra – fuzz- delle tre ragazze- sputa
da un piccolo ampli in fondo alla scena, vuoi per la
stessa Kathleen che rimane – qualsiasi cosa si metta
in testa di fare – sempre e comunque un’icona vivente
del femminismo in rock e della tradizione punk
indipendente made in usa. A pochi altri artisti si può
ora attribuire la stessa spontanea capacità di
coinvolgere il pubblico. |
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Della performance il concerto riscopre il significato
recondito: suscitare domande e non fornire risposte,
lanciare messaggi, urlare verità, mostrare le cose in
una maniera altra. |
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