DARK TRANQUILLITY+DARK LUNACY 

Firenze, Tenax 30/11/2003

 

Firenze avvolta da uno spesso mantello di nebbia ha donato incanto all’attesa dei numerosi presenti che dalla tarda sera hanno occupato il lungo corridoio d’ingresso del Tenax su fino alla strada aspettando che l’ultima porta si aprisse e lasciasse campo libero all’invasione del locale. Entro tra i primi e corro a pressare la mia cassa toracica contro il legno del palco grazie alla totale mancanza di qualsiasi transennamento a creare distanze indesiderate tra sottopalco e bands. Che sia solo Dark Tranquillity allora, nell’ultimo dei cinque appuntamenti di una campagna denominata a ragione “Invasione dell’Italia 2003”. Il locale è già colmo quando escono alla ribalta i parmigiani Dark Lunacy e mai scelta fu più azzeccata. Della mezz’ora lasciata ai deathster nostrani sono infatti bastati soltanto cinque minuti perché la temperatura del locale cominciasse a innalzarsi vertiginosamente sotto i colpi del veloce e strutturato suono della band, di fronte a una prova che ha grondato passione e sicurezza, capacità tecniche eccelse e possente presenza on stage. Archiviata la prima delle conferme che ci si attendeva dalla serata non si dovrà aspettare a lungo perché si rispengano le luci e nel buio facciano la loro comparsa i Dark Tranquillity salutati dal boato del pubblico. Gli svedesi puntano subito al cuore dei loro fans aprendo con la spinta di “The sun fired blanks” dando il via ufficiale ai cori da stadio che per tutta la durata del concerto reggeranno le melodie delle chitarre di Sundin e Johansonn. Immediata e costante sarà la mobilità dei primi attori sul palco, scambi repentini di posizione e contatti ravvicinatissimi con le prime file. Si prosegue veloci con “The treason wall”, prima delle sette song estratte dall’ultimo Damage Done. Esperienza e immutato carisma permettono alla band di conquistare subito l’attenzione del pubblico non perdendola mai, viene sferrata “White noise/Black silence” e per la mia cassa toracica sono dolori sotto la spinta delle file anteriori, delle teste in headbanging, delle mani cornate levate in alto a mostrare gradimento e rispetto per la prova del combo svedese. “Punish my heaven” inframezza il lungo periodo dedicato a Damage done e l’eccitazione collettiva esplode fin dall’annuncio della storica song estratta dall’immortale  The Gallery, certo la voce di Stanne sembra aver irrimediabilmente perso  quel fantastico connubio screaming/growl di gioventù ma tant’è anche fra qualche pecca alle percussioni tutto sembra ancora funzionare bene. La seconda metà del concerto non riserva priorità  ad alcun lavoro in particolare sparando fuori un mix dei brani più conosciuti e significativi dell’intera opera targata Dark Tranquillity. The wonders at your feet” e “Indifferent suns

da Haven, nelle quali risalta l’uso delle tastiere evidenziate da volumi fin troppo alti. E “One thought” brano locomotore del nuovo lavoro in studio della band atteso per l’aprile dell’anno prossimo. Niente di particolarmente nuovo sotto i freddi cieli della Svezia, la linea è quella di Damage Done, fin troppo poco per le mie aspettative. La prima parte del set si chiude nel migliore dei modi con “ Therein” prima che Johansonn ceda alla tentazione di fare un giro sulle teste delle prime file il cui nervoso richiamo costringerà gli svedesi a riprendere in mano gli strumenti quasi immediatamente. Il rientro on stage ci regala la malinconica furia di “Lethe” che incanta letteralmente i presenti e a seguire la triturante “Zodijackyl light” ultimo retaggio prima della conclusiva “Final resistance”. Non un semplice “arrivederci e grazie” ma un sentito e lungo abbraccio ha stretto la band e il pubblico con Stanne trattenutosi sul palco visibilmente commosso a ringraziare i presenti e tutti i fans italiani che, è evidente, hanno riservato ai loro beniamini un trattamento d’onore. Da più parti ho letto di “mestieranti” in riferimento alle prove offerte dai Dark Tranquillity, se avete colto la passione con cui ho cercato di trasformare in parole le emozioni di quel 30 novembre avrete capito che il sottoscritto è di tutt’altro parere. Evil & Passion.

 
     
 

SCALETTA DARK TRANQUILLITY:

 
     
 

The sun fired blanks

The treason wall

White noise/black silence

Punish my heaven

Monochromatic stains

Single part of two

The wonders at your feet

One thought

Hours passed in exile

Indifferent suns

Therein

Lethe

Zodijackyl light

Final resistance

 
     
 

a cura di Pietro "Collapse" Presti  

 
     
 

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