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Firenze avvolta da uno spesso mantello di nebbia ha
donato incanto all’attesa dei numerosi presenti che
dalla tarda sera hanno occupato il lungo corridoio
d’ingresso del Tenax su fino alla strada aspettando
che l’ultima porta si aprisse e lasciasse campo libero
all’invasione del locale. Entro tra i primi e corro a
pressare la mia cassa toracica contro il legno del
palco grazie alla totale mancanza di qualsiasi
transennamento a creare distanze indesiderate tra
sottopalco e bands. Che sia solo Dark Tranquillity
allora, nell’ultimo dei cinque appuntamenti di una
campagna denominata a ragione “Invasione
dell’Italia 2003”. Il locale è già colmo quando
escono alla ribalta i parmigiani Dark Lunacy e
mai scelta fu più azzeccata. Della mezz’ora lasciata
ai deathster nostrani sono infatti bastati soltanto
cinque minuti perché la temperatura del locale
cominciasse a innalzarsi vertiginosamente sotto i
colpi del veloce e strutturato suono della band, di
fronte a una prova che ha grondato passione e
sicurezza, capacità tecniche eccelse e possente
presenza on stage. Archiviata la prima delle conferme
che ci si attendeva dalla serata non si dovrà
aspettare a lungo perché si rispengano le luci e nel
buio facciano la loro comparsa i Dark Tranquillity
salutati dal boato del pubblico. Gli svedesi
puntano subito al cuore dei loro fans aprendo con la
spinta di “The sun fired blanks” dando il via
ufficiale ai cori da stadio che per tutta la durata
del concerto reggeranno le melodie delle chitarre di
Sundin e Johansonn. Immediata e costante sarà la
mobilità dei primi attori sul palco, scambi repentini
di posizione e contatti ravvicinatissimi con le prime
file. Si prosegue veloci con “The treason wall”,
prima delle sette song estratte dall’ultimo Damage
Done. Esperienza e immutato carisma permettono alla
band di conquistare subito l’attenzione del pubblico
non perdendola mai, viene sferrata “White noise/Black
silence” e per la mia cassa toracica sono dolori
sotto la spinta delle file anteriori, delle teste in
headbanging, delle mani cornate levate in alto a
mostrare gradimento e rispetto per la prova del combo
svedese. “Punish my heaven” inframezza il lungo
periodo dedicato a Damage done e l’eccitazione
collettiva esplode fin dall’annuncio della storica
song estratta dall’immortale The Gallery, certo la
voce di Stanne sembra aver irrimediabilmente perso
quel fantastico connubio screaming/growl di gioventù
ma tant’è anche fra qualche pecca alle percussioni
tutto sembra ancora funzionare bene. La seconda metà
del concerto non riserva priorità ad alcun lavoro in
particolare sparando fuori un mix dei brani più
conosciuti e significativi dell’intera opera targata
Dark Tranquillity.
“The wonders at your feet” e “Indifferent
suns”
da Haven, nelle quali risalta l’uso delle tastiere
evidenziate da volumi fin troppo alti. E “One
thought” brano locomotore del nuovo lavoro in
studio della band atteso per l’aprile dell’anno
prossimo. Niente di particolarmente nuovo sotto i
freddi cieli della Svezia, la linea è quella di Damage
Done, fin troppo poco per le mie aspettative. La prima
parte del set si chiude nel migliore dei modi con “
Therein” prima che Johansonn ceda alla tentazione
di fare un giro sulle teste delle prime file il cui
nervoso richiamo costringerà gli svedesi a riprendere
in mano gli strumenti quasi immediatamente. Il rientro
on stage ci regala la malinconica furia di “Lethe”
che incanta letteralmente i presenti e a seguire la
triturante “Zodijackyl light” ultimo retaggio
prima della conclusiva “Final resistance”. Non
un semplice “arrivederci e grazie” ma un sentito e
lungo abbraccio ha stretto la band e il pubblico con
Stanne trattenutosi sul palco visibilmente commosso a
ringraziare i presenti e tutti i fans italiani che, è
evidente, hanno riservato ai loro beniamini un
trattamento d’onore. Da più parti ho letto di
“mestieranti” in riferimento alle prove offerte dai
Dark Tranquillity, se avete colto la passione con cui
ho cercato di trasformare in parole le emozioni di
quel 30 novembre avrete capito che il sottoscritto è
di tutt’altro parere. Evil & Passion. |
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