DURAMADRE
Prigionieri dell'anima  (2003)

 

 

Reviewed: June 2003
Genre:
Rock Italiano
Autoprodotto
 
 

 

Premetto che il genere proposto da questo combo vicentino non è di certo il genere che prediligo perciò invito il lettore a prendere in considerazione questa premessa nel leggere la recensione. “Iraida” apre questa demo dandoci subito una parziale idea di quale impostazione sonora possano tenere i Duramadre, delle ritmiche essenzialmente rock, con melodie molto orecchiabili e un cantato italiano paragonabile, in via solo parzialmente forzata, a quello dei nuovi litfiba. Effettivamente se nei suoni di tastiera è riscontrabile una sottostante influenza heavy (Il confine) manca però l’aggressività e la velocità propria di questo genere che viene fuori solo in “Chissà come andrà” ultimo brano della demo dove i Duramadre danno un’accelerazione ai ritmi piuttosto blandi fin lì tenuti. La mia impressione è che i Duramadre non abbiano ancora trovato la loro vera natura  perciò non posso che inserirli tra quelle rock band italiane mai troppo pungenti e mai troppo originali (se si escludono poche eccezioni). Certo non sono Ligabue ma nemmeno i Raphsody e questo è un territorio di confine molto pericoloso che precluderà a questi ragazzi la possibilità di conquistarsi un’audiance stabile. Prendete una strada precisa e affinate l’italiano che, se non attentamente elaborato, influenzerebbe negativamente ogni tipo d’ascolto. “Prigionieri dell’anima” non emoziona come magari era nelle intenzioni dei Duramadre che hanno cercato di dare un tocco di delicatezza all’insieme, ci sono molte cose da rivedere. Nell’attesa di risentirli la mia personale sensazione su quest’ascolto ha rivelato ben poco di buono.


Reviewed by
PIETRO "COLLAPSE" PRESTI

   
PROVENIENZA:
  Vicenza (Italy)
   
CONTATTI:
  Motta Francesco 0445300884
 

 

   

 

 
 

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