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Ad un primissimo ascolto la miscela musicale
degli ANTITHESY e' un riuscito melting-pot
comprendente tastiere liquide, talvolta
rarefatte e sospese,sonorita' riecheggianti
i gloriosi fasti del progressive italiano
degli anni '70 ed un sapiente uso di
partiture elettroniche, perfettamente
funzionali all'atmosfera tesa ed evocativa
imposta dal quintetto spezzino. Non posso
sottrarmi dal sottolineare come i passaggi
tastieristici e pianistici della giovane
band spezzina vadano a formare un tripudio
di echi e citazioni inneggianti la PREMIATA
FORNERIA MARCONI (suppongo il tastierista
degli ANTITHESY sia un vorace estimatore di
Flavio Premoli della P.F.M.: andate a
rispolverare la leggendaria linea di synth/tastiera
che rese famosissima IMPRESSIONI DI
SETTEMBRE, al fine di mettervi tutti
d'accordo).
"FUORI I SECONDI" rappresenta un percorso
dagli innegabili risvolti introspettivi, un
sali-e-scendi musical-emotivo fortemente
marchiato dalla sensibilita' profusa da
testi mai banali ed allo stesso tempo non
eccessivamente impregnati di enfasi o
ridicola ecumenicita', "recitati" con grande
pathos e convinzione: la voce si "appoggia"
sulle tracce con appassionante, elegante
espressivita', fungendo da ideale sesto
strumento. Vi sono, all'interno di FUORI I
SECONDI, momenti di intensa liricita',
superbamente accentuati da parti di limpido
piano, angeliche voci sottolineanti squarci
di "Eden Musicale", gentilmente "macchiato",
a tratti, da un senso di leggera struggenza,
affatto fastidiosa, bensi' riconciliatrice
di ritrovato sentimento e commozione
lievemente "strozzata" e mai del tutto
sopita o soffocata. Sorta di "neo-progressive-elettro-pop"
italiano, contraddistinto da nette innalzate
melodiche, giustificate da stupende
soluzioni armoniche viranti verso stralci di
ispirata ballata dominata da evocativi
accordi emessi da un semplice,
meravigliosamente asciutto pianoforte.
Lungo tutto l'arco di questo debut-album
trasuda fin troppo eloquentemente una
sincera quanto indiscutibile
passione/propensione per melodie assai
raffinate ed elaborate, "appesantite" qua e
la' da accenti chitarristici moderatamente "heavy"
(comunque sempre contenuti all'interno di un
contesto marcatamente POP), senza che venga
quasi mai a formarsi il rischio di un certo
appiattimento in fase compositiva. A suo
modo soluzioni di pop-moderno convincenti,
sulle quali irrompono un pathos ed una
chiarezza di contenuti in grado di non
lasciar dubbi all'ascoltatore di turno,
solitamente esigente e "travolto" da
irrinunciabili pregiudizi. Certo gli
ANTITHESY non rappresentano il genere
musicale da me prediletto; attestato cio'
per assoluto principio di sincerita',
lasciatemi una volta di piu' reiterare quel
distinto senso di ("palpabile") onesta'
(musicale e non) che avvolge e permea questa
opera prima degli ANTITHESY.
A meno che non crediate di trovarvi di
fronte al solito complessino di imberbi
ragazzini 15enni interamente dediti a certo
"trash-death-hard-core-metal", giornalini
porno, costosissime marche di cellulari e
fumetti manga... |