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Rock’em all gioca d’anticipo
sull’ampliamento dei confini europei
guardando oltre la vecchia “cortina di
ferro”, ed oggi vi racconta le gesta di un
gruppo che viene dall’Ungheria. Si chiamano
Aebsence, e questo lavoro, Unusual,
è davvero particolare. La loro
caratteristica è l’interessante fusione tra
un metal tutto sommato piuttosto
tradizionale, che a livello di sonorità
riecheggia di tanto in tanto qualcosa dei
Faith No More, ed uno strato sonoro
essenzialmente folk, ottenuto con strumenti
popolari. In questo mix sta la novità: nel
mezzo di un brano standard si aprono squarci
affidati a flauti, con sonorità
sostanzialmente estranee alla nostra cultura
musicale (pensate a dov’è l’Ungheria sulla
cartina, ed alla sua storia). L’effetto è
decisamente interessante, aiutato anche dal
fatto che i signori sanno usare bene non
solo gli strumenti popolari, ma anche
chitarre etc. Positiva è anche la qualità
del cantante: se forse alla lunga risulta un
po’ monocorde, non c’è dubbio che si tratta
di una voce impostata e di notevole
personalità. I brani (in inglese, non
preoccupatevi) sono piacevoli, con
l’aggiunta di quel margine di
imprevedibilità conferito dagli inserti
folk, comunque non numerosi. Anzi, se
pensiamo ad un panorama musicale come quello
di oggi, pieno zeppo di gruppi che ripetono
la stessa solfa, forse gli Aebsence
avrebbero dovuto puntare anche più su questa
particolarità. Ad ogni modo, il disco si
ascolta con interesse. Le note che lo
accompagnano rendono conto delle difficoltà
che il gruppo trova in patria, e dei
problemi di publishing e di distribuzione.
Sarebbe bello aiutarli a trovare un ambiente
più aperto e favorevole, ma non credo che
l’Italia di questi anni sia il posto giusto.
Comunque il mio dovere è quello di dare un
giudizio, e l’ho fatto. Se riusciranno a
farsi conoscere, come meritano, potrò dire
“io l’avevo detto”. |