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Reviewed:
April
2002
Genre:
ROCK
Label:
XL Recordings
Key tracks: 'Dead
leves and the dirty ground'' , "Hotel
yorba'',
'',
'I'm finding it harder to be a gentlemen ', 'Fell
in love with a girl', 'Expecting', 'Little
room', 'the union forever', 'The same boy
you've always known', '', 'We're going to be
friends ', 'Offend in every way', 'I think i
smell a rat ', 'Aluminium', 'I' can't wait',
'Now Mary', 'I can learn', 'This protector'.
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.......Jack White macina di tutto in questo
terzo lavoro distorcendo, in maniera quasi
radicale un tessuto musicale caro a Bob
Dylan e infarcito fino all’orlo – meno
comunque che nel precedente De stijl, uno
dei titoli più interessanti della Symphaty
for the record industry- da decenni di blues
spesso ingombranti. Le melodie costruite
sono di una semplicità disarmante e quando
sembrano più complesse è perché sono
volutamente oblique. Il drumming essenziale
della sorella Meg supporta un sound
suggestivo proprio perché ridotto all’osso
e crudo anche quando rasenta la pulizia
formale.
I due fratellini di Detroit alternano
emozionate prove di folk acustico come Hotel
Yorba e We’re going to be friends, a brani
che sfiorano il melodrammatico come The
union forever o Offend in every way,
classico rock di diretto come I can't wait,
punk ruvidi che pagano il proprio tributo a
certe opere di primitivismo lo-fi (Fell in
love with a girl, I think i smell a rat e
Aluminum), a brevi decostruzioni come nel
caso di Little room dove una voce perversa
biascica una filastrocca su una batteria
ripetitivamente ossessiva. White blood cells,
in queste annate di rock’n’roll sacrificati
all’elettronica si impone come un disco a
tratti retrò, a tratti naif, in cui la
chitarra riacquista il suo ruolo di
creatrice di riff memorabili e la batteria
scuote il tutto.
Forse proprio per questo, tra i più moderni
in grado di vegliare per un po’ le papille
gustative degli audiofili più disincantati e
annoiati dalla asetticità di molta estetica
sonora degli ultimi mesi. |
Reviewed by
MARIANNA ROSSI

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