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Sezionare questo disco al fine di citare
ognuna delle correnti metal che trovano
spazio tra le sue note sarebbe folle quanto
inutile, visto che “Hidden pleasures…” non è
l’ennesimo pastone da esperimento andato a
puttane (vedi ‘Tallica). Niente di studiato
per i Greenfly che sono tanto sinceramente
eterogenei in ogni brano quanto
sorprendentemente omogenei (e spaccaossa)
nella proposta totale.
Di certo la colonna vertebrale del loro
sound è placata in death metal puro, materia
stilistica lavorata volontariamente nel modo
più sporco possibile soprattutto in fase di
produzione, non scadente o superficiale,
semplicemente ruvida e sporca fino al
midollo. (I metallica prendano nota di come
si fa…). Un probabile accostamento
condurrebbe agli ultimi Entombed ma ciò non
basterebbe certo a delucidarvi su di un
intero album in cui in uno stesso brano si
passa dal doom peso al grind micidiale, al
death +groove e + speed con una linearità
semplicemente spaventosa.
Perciò i brani sono tanto solidi quanto
fluidi capaci di raggiungere anche durate
allucinanti come la stupefacente “Living
beyond suffering” che nei suoi nove
minuti di durata riesce a non far spegnere
l’interesse, la curiosità e il
coinvolgimento dell’ascoltatore nemmeno per
una impercettibile frazione di secondo. (I
‘Tallica continuino a prendere nota…) Ancora
richiami lucidi e moderati alla scuola heavy
maideniana (Crossbreaker) e una
dignitosa vena melodica di fondo che con
tutto il catchy che circola in giro si ci
pulisce il culo.
Un lavoro che cresce dentro e sorprende a
ogni ascolto fino a scoppiarti in testa, che
svela piano gli strati di sporco sotto cui
si nasconde una capacità tecnica di ottimo
spessore. Una delle migliori uscite death
metal dell’anno. Senza remore. Decisamente
sconsigliato a chi gradisce superproduzioni
e suoni cristallini. |