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STONE SOUR
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Stone Sour
(2002) |
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Genre:
Metal |
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Continuo a chiedermi il perché
dell'esistenza di questo 'Corey
side-project'. Ok, voleva dimostrare di
possedere doti canore complete, ma perché
non farlo negli Slipknot? Magari un album
fin troppo forzatamente pesante come Iowa
sarebbe risultato più
fluido ed interessante. 'Stone Sour' è un
album di pesante hard rock suonato da gente
che questo genere non lo mastica proprio
ogni giorno. Riffoni metallici s'impastano e
si sovrappongono a parti meno tirate, un po’
come la voce di Corey che si destreggia tra
le pseudo rappate di 'Get Inside', le
melodie di 'Bother' e dosi massicce
di growl sparse per l'intero album. Se il
lavoro nell'insieme appare poco ispirato,
alcuni momenti riescono veramente a
coinvolgere come 'Monolith' la stessa
'Bother' e 'Take a number'.
Stone sour vi farebbe compagnia in viaggio o
mentre state facendo qualcos'altro,
purtroppo niente di più. |
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Reviewed by
Pietro "Collapse" Presti |
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MESHUGGAH
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Nothing
(2002) |
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Genre:
Metal |
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“Soul spasm”_Il male vi è entrato
dentro. Freddo, lucido, cosciente calcolo di
un dolore da perpetrarvi lentamente, in
misura costante. State scivolando in una
dimensione buia e sconosciuta dove il vostro
malessere rimbomba e si amplifica. Sempre
più in fondo fino ad uno stato cosciente di
follia, lo stadio ultimo. Ad un immobile
coma abbandonarvi, o in frenetici spasmi
contorcervi, comunque sia, senza più un solo
soffio di pace nell’anima. |
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“Serial annihilation”_Le chitarre ad
otto corde sono un’arma nuova. Le drumming
jazzate e potenti evidenziano una pericolosa
imprevedibilità, il growl mono-tono una
estrema capacità di controllo sulla propria
rabbia. La spasmodica ricercatezza tecnica è
la misura di un’apparente infallibilità, la
scarsa fluibilità dei brani e la difficoltà
dell’ascolto quelle di un astio profondo, di
una totale mancanza di calore umano. Certo,
un killer di nome Meshuggah, freddo e
spietato, accuratamente preparatosi ad un
omicidio perfetto consumato dopo quattro
lunghi anni d’attesa. C’è solo una
disfunzione. E se tutto questo fosse fin
troppo sterile e fin troppo perfetto per
riuscire ad affascinarvi minimamente?
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Reviewed by
Pietro "Collapse" Presti |
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PARADISE LOST
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Symbol of Life (2002) |
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Genre:
ROCK-DARK |
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E’ strano pensare al raggiungimento di una
piena maturità artistica per una band come i
Paradise Lost, capaci, ad ogni nuovo album,
di esplorare ogni sfaccettatura della musica
“decadente”, il doom degli esordi, il goth,
il dark elettronico e rockeggiante di cui
hanno tracciato la linea evolutiva. Si
tratta comunque (a mio personalissimo
parere) di una seconda maturità seguente
quella raggiunta con Draconian Times,
capolavoro che la band ,ad oggi, non è
ancora riuscita a replicare. |
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Con “Symbol of Life”, i Paradise lost, sono
stati capaci di raggiungere un ineccepibile
compromesso proprio tra “DT” ed i successivi
lavori elettro-dark come One second o
Believe in Nothing, un bagaglio musicale di
tutto rispetto supportato dalla volontà di
ritornare a calcare pesantemente la mano.
Così ricompaiono i riff solidi e le potenti
distorsioni del passato mentre
l’elettronica, seppur dia ancora un tratto
essenziale al suono, sembra che giochi più
un ruolo di completamento lasciando che sia
una potente e lineare ( e reale) batteria a
stendere la base dei brani. Nick Holmes
appare in uno dei suoi periodi più ispirati
accompagnato da voci femminili eleganti e
misurate nonché da ospiti illustri come Lee
Dorcan e Dewin Townsend. Malinconia e
melodia rimangono tratti preponderanti della
band ma stavolta il lavoro svolto sembra
davvero convincente. Come un’anima che ha
trovato il suo naturale equilibrio |
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Reviewed by
Pietro "Collapse" Presti |
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DARK TRANQUILLITY
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Damage Done
(2002) |
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Genre:
Death Metal |
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“Escape from the past”_ Inutile
colmare la mente con l’amarezza del passato.
Per le lacrime ed i rimpianti, per il
ricordo del dolore non c’è più tempo.
“Damage done”, il danno è fatto, e adesso
serve riattivare il cuore, far affluire
caldo sangue al cervello, liberarsi in un
urlo ed affogare ciò ch’è stato sotto strati
di liquido rumore che riempia il vuoto
lasciato. |
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“Dark Puzzle”_ Un muro di suono
armato, riff veloci, pesantemente distorti,
profondi; una session di batteria che
cavalca impazzita triturando ogni cosa.
Questa è la base fottutamente solida su cui
si innalzano complicate strutture sonore
come mosaici melodici grazie a morbosi
giochi in cui si intrecciano parti di piano
e di chitarra solista. Un album sfrontato e
cattivo che viaggia furioso lasciando ben
pochi (incantati) spazi alla riflessione,
modellato da una voce, possente e sicura,
che sembra contorcersi indemoniata nelle
fiamme di un qualche inferno personale. Un
labirinto sonoro emozionale la cui elegante
brutalità melodica vi sconvolgerà. In chini
e ghigni |
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Reviewed by
Pietro "Collapse" Presti |
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SILVERCHAIR
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Diorama
(2002) |
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Genre:
Rock |
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Dopo un lungo percorso di crescita
protrattosi per tre album, tra piccoli ma
significativi cambiamenti, ecco i
Silverchair presentarsi al massimo delle
loro capacità espressive con il nuovo
“Diorama”. Un album leggero e sognante che
esalta l’eleganza di certe emozioni velate
di quella sofferenza “d’amore e di vita” di
cui i Silverchair hanno deciso di farsi
portavoce.
La musica scorre fluida, lieve ed
equilibrata grazie ad una finezza
compositiva e d’esecuzione molto maggiore
rispetto ai precedenti lavori della band. Il
discorso orchestrale viene qui ripreso ed
ampliato attraverso notevoli arrangiamenti
orchestrali (è presente una vera e propria
orchestra) presenti nella quasi totalità dei
brani e che ormai, insieme alle brevi e
potenti sfuriate heavy, formano il dna
adulto della band. Superlativa e ricercata
la prova vocale di Daniel sempre più nucleo
centrale ed essenziale del trio. Sensuale
come un fiume ghiacciato che attraversa una
città addormentata nella nebbia, Diorama
saprà regalarvi intime emozioni,se gli
lascerete aperto il passaggio per la vostra
anima.
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Reviewed by
Pietro "Collapse" Presti |
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