Murderdolls
Beyond the valley of the Murderdolls  (2002)
Genre: Punk Rock
 

Furiose pozioni Hard-punk-rock di quelle che farebbero muovere il culo anche a mio nonno, nella bara di famiglia tre metri sottoterra. La compagnia Murderdolls è di quelle che perfino Aleister Crowley si affretterebbe a sconsigliarvi e comprende tra gli altri, Joey Jordison (Slipknot) quì in veste di chitarrista, Tripp Eisen (Static X) e Wednesday 13 (ex Frankenstein drag queen from planet 13) alla voce.

Il look è di quelli spocchiosi da new Glam generation e le tematiche dei brani prettamente incentrate sull'insana passione della cinematografia horror condivisa dai membri del gruppo. 'Beyond the valley…' è un album casinista che spara fuori decibel di distorsione grezza con l'attitudine violenta e 'too fast to live' dei Sex Pistols e del punk nuiorchese di inizio'70 assieme  alla genuinità spensierata dei Ramones. Da consumare voracemente, possibilmente iniettandoselo dritto in vena.

 

 Reviewed by Pietro "Collapse" Presti

COAL CHAMBER
Dark Days (2002)
Genre: Metal
 

La terza fatica dei "darkotici" coal chamber ripresenta le metriche "spooky core" dei precedenti lavori: distorsioni granitiche, suoni allucinati, ritmiche potenti ed essenziali, claustrofobiche "viscerazioni" vocali. Ma con "dark days" Dez Fafara & C. raggiungono la piena maturità del loro stile alquanto singolare ed una tremenda pesantezza sonora degna di essere tenuta distante dalle, sempre +, mollicce Nu "acqua di rose" metal band americane. 12 tracce kamikaze le cui deflagrazioni genereranno i loro effetti più tremendi on stage. Resta da segnalare un ottimo Artwork dove è splendidamente omaggiata la "vita" dei morti …dimenticate quindi una ridente estate, le giornate non sono mai state così "oscure"

 

 Reviewed by Pietro "Collapse" Presti

PAPA ROACH
Love hate tragedy (2002)
Genre: ROCK
 

E' difficile valutare album come questo poiché potrebbero passare alla storia come dei completi flop o, al contrario, come capolavori assoluti. Una cosa è certa, i P-Roach sono cambiati e del precedente "Infest" qui c'è traccia solo (e chissà perché) nel singolo (She loves me not). Alle sfuriate Numetal si sostituiscono adrenalinici rock (M-80) (Code of energy) che, però, ben poche volte rinviano alla furia del precedente lavoro, come in (Walking…) e (Singular…). Jacoby, archiviate le metriche Rap, ha deciso di mostrare il suo lato melodico, sicuramente ricercato, accattivante e di alto livello ma che comunque non rasenta mai nessun tipo di particolare genialità. Allora  nell'incertezza è meglio lasciare ad altri il verdetto definitivo, scegliete voi se ai fans, al tempo, alle classifiche o magari al numero di sprite vendute.

 

 Reviewed by Pietro "Collapse" Presti

MEDICATION
Prince Valium (2002)
Genre: Metal
 

Un disco d'altri tempi. O almeno, un disco che non t'aspetti da una band che conta tra le sue fila un certo Logan Mader. L'ascolto tradisce subito l'attitudine marcatamente grunge del progetto che non rinnega un atteggiamento poppeggiante innestato di potenti distorsioni. Dalle iprmelodiche (Underground) e (Xanax) si passa, senza troppi problemi, all'heavy (mai troppo rude) di (Now and again) e di (End of the ends) dove With Crane inserisce una diversa modulazione vocale rispetto all'intero album, che regala, per lo più, una voce  blanda ed intima che qualche volta si lancia all'attacco ma senza mai distruggere. Un suono che si vende come una puttana ma che a differenza di tanti altri sa farlo con classe.

 

 Reviewed by Pietro "Collapse" Presti

FEAR FACRORY
Concrete (2002)
Genre: Metal
 

I FF non hanno ancora deciso se onorare il contratto con la RR e dare alla luce un nuovo album (senza Dino) oppure se mettere la definitiva parola “fine” alla loro storia. Intanto dagli archivi della RR è stato tirato fuori “Concrete”, datato 1991 è il primissimo disco dei FF che per divergenze con Ross Robinson (proprietario dei master) non è mai stato pubblicato. Cosa c’è dentro concrete? Violenza, punto. Fin dal primo istante la voce di Burt è un lamento che sale dall’inferno, cupa, oscura, death con paurose cadenze doom. Growl, e poi? Tutti gli inconfondibili tratti del Fear Factory sound. Le agghiaccianti melodie ipnotiche, i riff killer di Dino, la precisione millimetricamente omicida di Raymond (all’epoca solo diciassettenne) il basso pesantemente distorto. Metre letali dosi di grind elevano al quadrato la violenza death di concrete. Adesso sono certo che nessuno mai avrebbe potuto evitare che la storia facesse il suo corso, infatti…quel che doveva essere è stato.

 

 Reviewed by Pietro "Collapse" Presti

 

 

 

 
 

 


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