Come su disco, anche in intervista, Lelio Padovani si dimostra interessante.

Ecco cosa ci ha raccontato....
 

 

  D: Sei pienamente soddisfatto del disco “Unknow Evolution” ?  
 

R: “Si sono molto soddisfatto; è stata una scommessa visto che il genere “rock strumentale chitarristico” non è proprio di moda…Ma mi sentivo di farlo, comporre brani strumentali mi piace molto e mi diverte, l’aspetto creativo è sempre stato molto importante per me.Le recensioni sono sempre state positive sia da giornalisti che da chi lo ha acquistato,e questo è fondamentale. Da autoprodotto è sempre una faticaccia, ma ne vale decisamente la pena. E’ stata la mia esperienza con il computer, che ho dovuto imparare ad usare “al volo”ma che ha reso possibile tutto”.

 
     
  D: Pensi di badare,quando scrivi, di più al lato tecnico o a quello emozionale delle tue songs?  
 

R: “In un certo senso i miei pezzi si scrivono da soli,sono un’espressione personale; l’aspetto tecnico è quindi una parte del mio stile, non penso in partenza ad usare una certa tecnica per avere un certo effetto. Conoscere la teoria, la forma è importante, ma la composizione è sempre spontanea.Naturalmente è importantissima l’interpretazione, che spesso fa la differenza tra un brano solamente ben eseguito ed uno che dà qualcosa.In generale mi piace sovrapporre tanti parti, anche piccole, in modo che ad ogni ascolto si possa scoprire qualcosa di nuovo”.

 
     
  D: Quali sono gli ascolti preferiti?  
 

R: “I cd che mi hanno influenzato sono tanti, non solo strumentali; i miei chitarristi preferiti sono Eric Johnson, Gorge Lynch e Vinnie Moore, ma l’elenco di cd sarebbe lungo…Tra i gruppi metterei i Killing Joke, gli Ultravox, i Dream Theater, gli Opeth…ma anche qui ne lascio fuori molti…”

 
     
  R: Cosa ne pensi della scena rock e metal?  
 

R: “E’ una scena sempre attiva e vitale, sebbene ignorata dalle pubblicazioni musicali più diffuse e dagli enti che dovrebbero favorire la cultura giovanile; in più c’è una forma di snobismo tra musicisti di altri generi, specie dell’area jazz e classica…Mi fa un po’ ridere perché alle volte vengo “sfidato”da insegnanti di chitarra fusion che pensano che perché uso la distorsione non sono capace di improvvisare…oppure pensano che la mia preparazione teorica sia scarsa. Il vecchio insegnante di alcuni miei talentuosi allievi chitarristi di area black, storceva il naso per “…quella musica che suonate…”.

 
     
  D: Cosa si aspetta dal futuro Lelio Padovani…  
 

R: “Spero di continuare a fare quello che faccio ora: comporre, suonare, insegnare, registrare altri cd strumentali; crescendo musicalmente; mi piacerebbe molto anche formare un gruppo per suonare live i miei pezzi…è tutto un’altra cosa rispetto a suonare sulle basi!!!”

 
 

 

 
 

 

 
 

a cura di Alessandro “Child Of Sorrow” Di Gregorio  

 
     


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