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DIVULGAZIONI SU DI UNA |
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ISTITUZIONE MORTA |
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Smaccatamente
incline ad analisi molto colorate e decisamente
sferzanti, non tenendo assolutamente conto di quale
reazione altrui egli possa scatenare. Tasselli e'
indiscutibilmente una persona di stampo marcatamente
"free", che ama districarsi in territori solitamente
poco battuti ma ugualmente affascinanti e tutti da
riscoprire. In lui vige un principio fondamentale di
anarchia, un'anarchia a tutto tondo, mi si permetta di
dirlo, principi, quelli tasselliani, mai sovraccarichi
di inutili, pretenziosi giochi verbali. Certo, a lui
piace fornire al lettore di turno un linguaggio
discretamente forbito (ma non troppo, in fondo,
diciamo piu' che accettabile), ma col preciso scopo di
dire, fino alla fine, la (scomoda) verita', una
verita' forse mal accettata dai piu' ma pur sempre
verita'. |
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Godrete ora di
un'intervista esclusiva a Tasselli.
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Il vostro
inviato (non poi cosi' speciale)
Arthur
"B-D-C-43" Pennarelli |
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PENNARELLI: ...dunque, Sig.
Tasselli, cominciamo subito con un quesito senza
compromessi: spesso nelle analisi da parte del critico
emerge, mi si permetta di dire, il piu' delle volte a
sproposito (e quindi ingiustificato), il termine
"genio". Mi potrebbe dare la sua personale visione di
questo cosi' delicato concetto?....
Che cosa e' per lei il GENIO?... Come si
manifesta?.... E quando fiorisce in un individuo?...
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TASSELLI: "GENIO"
e' uno dei termini piu' scomodi di tutta l'umanita'
terrestre... Spesso esso e' deturpato del significato
originale, in quanto il critico o l'analista di turno
tende ad eludere, vuoi per ingenua inconsapevolezza,
vuoi per incapacita' di giudizio, l'etimologia
naturale della parola.
"GENIO" si nasce,
indubbiamente, non si diventa. Un individuo ha sempre
il tempo di migliorare le proprie attitudini, onde
perfezionarle e renderle le piu' efficaci possibile,
ma questo atteggiamento non preclude il fatto che egli
sia un essere particolarmente dotato di intelletto: un
artigiano rimarra' in fin dei conti sempre un
artigiano, e mai potra' assurgere al ruolo di genio;
viceversa il genio non avra' bisogno di fare
l'artigiano, in quanto individuo eccezionalmente
dotato da madre natura. La differenza sostanziale tra
questi due "ceppi", e' che mentre l'artigiano potra'
limitarsi solo ad esercitare la professione di
artigiano, il genio sarebbe in grado di agire
polifunzionalmente, in quanto presumibilmente mente
assai eclettica ed in grado di adattarsi su piu'
fronti: il genio potra' ricoprire si' la mansione di
artigiano ma, da un momento all'altro, egli avra'
ANCHE l'innata possibilita' di "trasformarsi" in
qualcosa di ben diverso, ad esempio scoprirsi
inventore, colui cioe' che inventa e sa inventare,
fondando i propri principi di raffinatissimo
intelletto sul fine assoluto di produrre qualcosa che
rimarra' nel tempo, ovvero una sconvolgente
innovazione di cui l'umanita' potra' beneficiare a
breve. Se, ad esempio, Guglielmo Marconi non fosse
esistito, chi avrebbe pensato ad inventare il
telegrafo senza fili e conseguenti derivati (si pensi
alla radio, al ruolo che essa ha ricoperto
nell'immaginario collettivo della societa' del
Ventesimo Secolo, quale fondamentale mezzo di
comunicazione nell'era pre-mass-mediatica e
televisiva).
"Genio" e' sinonimo
di "speciale", "inaudito", qualcosa che nessuno o
quasi nessuno sarebbe in grado ne' di concepire, ne'
tantomeno di portare a termine. Nel momento in cui
l'uomo dotato di eccezionale potere intellettivo
nasce, egli si porta dietro con se' l'innovazione che,
di li' a pochi anni, affiorera' quale sintomo di
innata genialita'. Egli dovra' avere solo la "grazia"
di saper attendere il momento in cui le proprie "corde
cerebrali" possano captare quello "sconsiderato",
sfuggente frammento denominato ISPIRAZIONE.
Concludero'
citandole una mia massima alquanto caratteristica:
"Prima di divenire genio in qualche disciplina,
assicurati innanzitutto di divenire GENIO DI TE
STESSO"...
Carina, non
trova?... |
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PENNARELLI: Lei sostiene che oggi la musica dei
giovani abbia perso quello spirito rivoluzionario a
cui essa era imprenscindibilmente legata. Mi saprebbe
dare una motivazione di questo suo pensiero
estremamente grigio e negativo sulla gioventu'
moderna?... |
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TASSELLI: ....non ho mai sostenuto oggi non ci siano
musicisti validi od artisti gravemente mancanti di
ispirazione, sostengo solo che spesso si avverte uno
spasmodico, frettoloso, fastidioso bisogno di
immedesimarsi nell'icona a noi piu' congeniale, senza
tenere conto dell'effettivo valore di tale artista,
non so se mi spiego..... Il Rock e' morto non in
quanto forma musicale espressiva, piuttosto esso
risulta essere "deceduto" da un punto di vista
"istituzionale": il rock'n'roll in quanto forma di
trasgressione giovanile e' cessato definitivamente di
esistere, e questo e' accaduto molti anni or sono, e,
volendo risalire, utilizzando una "metrica
cronologica", ad una data simbolica accertante tale
"decesso", si potrebbe tranquillamente indicare il
(cruciale, drammatico) momento in cui il fenomeno-PUNK
insorse e spazzo' via qualsiasi principio di
istituzionalita', quella tipica, inconfondibile
istituzionalita' che il Rock deteneva sin dai primi
timidi tentativi di ribellione, attraverso storiche
figure quali CHUCK BERRY, LITTLE
RICHARD, BUDDY HOLLY, JERRY LEE LEWIS, e,
naturalmente, ELVIS PRESLEY, Il Re. I ragazzi del
Terzo Millennio non sanno da che parte rigirarsi,
hanno mille complessi, prediligono il futile
sull'utile, e non si accorgono dell'importanza,
meglio, dell'essenza della vita che stanno conducendo.
E' insito in loro un egocentrismo spropositato, un
maniacale interesse verso se stessi che alla fine non
puo' che uccidere i rapporti sociali alla base della
cooperazione degli esseri umani, cosi' peculiare,
fondamentale per i ventenni ed ultra-ventenni. Sono
solite avvicendarsi troppe mode, la maggior parte
delle quali inutili ed inneggianti un cattivo gusto
assimilabile solo agli hamburgers di McDonald's. Di
conseguenza il giovane rimane interdetto senza che
egli abbia il tempo per ragionare su quanto accaduto;
l'attimo successivo e' gia' subentrata l'ennesima,
pre-fabbricata, insulsa moda inventata dai
mass-media o dalle case discografiche.
E' questo il vero
cancro della nostra generazione |
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PENNARELLI: Lei
recentemente e' stato criticato di essere sin troppo
soggettivo nelle analisi recentemente pubblicate.
Che idea ha, in proposito, Tasselli?.... |
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TASSELLI: Nessuna
idea in particolare. La gente e' libera di giudicare,
ma non di offendere. Io non sono ancora stato offeso,
in quanto non ho mai inteso offendere nessuno. Se
qualcuno casomai si e' sentito particolarmente turbato
da alcune acide critiche rivolte a certe regole
dettate da un business discografico sempre piu'
invadente e saturo, o per alcune mie analisi non
troppo benevole nei confronti di certi miti e stars
considerate per troppo tempo come "antichi dinosauri
eroi semi-martiri del pianeta rockistico", beh...si
vede che non hanno nulla di meglio da fare nella
propria vita...!! Frase assai poco originale, ma
prettamente funzionale al discorso appena intrapreso.
Anzi, una soluzione ci sarebbe: sfruttare il proprio
tempo in maniera piu' costruttiva, ad esempio andare a
leggere che cosa i critici piu' accorti hanno scritto
su quelle "presunte" stars di molti anni fa, riverite
fino a rodere il senso di buon gusto di tanta gente,
gente che per troppi anni e' stata bombardata da fitte
cortine di misticismo oggigiorno ampiamente
ingiustificate.
Quando scrissi che
Keith Emerson era piu' sregolatezza che genio non
stavo scherzando, ne' provocando: a mio modesto
(ripeto: modesto) parere gli EMERSON LAKE AND PALMER
ad un certo punto della loro carriera rappresentavano
quanto di piu' sbagliato e stomachevole ci potesse
essere in circolazione: grandi trionfalismi, grandi
scenari, assoli interminabili, tanto chiasso e
moltissimo fumo, ma pochissimo arrosto. Arrosto alla
fine uscito dal forno bruciato e quindi immangiabile.
Ma il sottoscritto ha anche scritto che Emerson fu
grande strumentista, ma un grande strumentista non
vuol dire necessariamente essere un genio. E Keith
Emerson NON era un genio. Punto. |
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PENNARELLI: Vorrei
sapere da Lei, infine, quali sono i suoi criteri nel
giudicare un artista od un disco. Intendo dire, onde
essere piu' limpidi in proposito: quale e' la
differenza fra soggettivita' ed oggettivita'? |
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TASSELLI: questa e'
una di quelle domande che non possono che stimolare la
mia materia grigia, onde fornire elaborazioni a me
care su concetti di cui si parla francamente troppo
poco. Sono proprio reduce da kilometriche discussioni
in proposito, e devo dire che e' assai difficile
convincere la gente della reale evidenza dello stato
delle cose. Io sono sempre stato convinto che fra
soggettivita' ed oggettivita' spesso non intercorre
NESSUNA separazione: soggettivo puo' voler dire anche
oggettivo, e viceversa. Il mio criterio nel giudicare
opere altrui risiede in un'autentica "mania feticista"
nel personalizzare qualsiasi cosa mi capiti sotto gli
occhi. Generalmente anch'io prendo ispirazione da temi
e giudizi altrui, ma mai fino a "boicottare" le MIE
sensazioni, il mio stato d'animo e di conseguenza il
mio intelletto.
Se per esempio su
10.000 persone, 9.999 considerassero Hitler un
benefattore dell'umanita' per aver mandato al rogo
6.000.000 di ebrei allora io rappresenterei quell'UNO
PER MILLE che ultra-categoricamente si ribellerebbe,
in quanto un simile genocidio non puo' essere
accettato in nessun modo. E questo e' un palese caso
di soggettivita' in perfetto sincrono con l'oggettivita'.
Quell'oggettivita' che non sono stati in grado di
riconoscere gli altri 9.999 idioti. Al contrario, se
quei 9.999 si proclamassero indignati per il genocidio
ebraico e votassero contro Hitler, io sarei FRA QUEI
9.999. Il che vuol dire: i miei criteri non si basano
sull'umore della gente o sul fatto di voler sembrare a
tutti i costi anti-conformista; essi si basano
esclusivamente sulle idee che il sottoscritto
Tasselli ha in merito a quella determinata vicenda.
Un genocidio e' un
genocidio, e per quanta gente razzista esista in giro
per il mondo, tale rimane tale, e quindi del tutto
opinabile. Quando un uomo uccide un uomo l'oggettivita'
ti porta a dire: e' INGIUSTO, e' un peccato, e' un
crimine. Ma, ahinoi, in un contesto del genere
emergera' sempre il pazzoide di turno che, onde
volersi stupidamente distinguere dalla massa,
affermera': NO!, questo omicidio non e' ingiusto e sto
dalla parte dell'assassino. Il mondo purtroppo va
cosi', la gente e' naturalmente piu' predisposta per
il male anziche' per il bene. C'e' molta gente che
oggi venera Hitler, ma si tratta di gente che non e'
ebrea, e che quindi non conosce e mai potra' conoscere
l'infinita crudelta' con cui quest'uomo ordino' ai
propri connazionali di estinguere la razza ebraica
durante la seconda guerra mondiale. Ma sarebbe inutile
perseguire sciocchi ideali sognando la pace nel mondo
e niente piu' guerre. Le guerre vi saranno sempre, e
cosi' anche la gente professante i mali piu'
indicibili. Su UNO che pensa in positivo, ve ne
saranno sempre altri 99 che ritengono sia lecito
l'opposto. Il perche'? - molti si chiederanno ora. E
perche' lo chiedete a me? - rispondero' laconico io.
Lasciate che siano gli psicologi del nostro tempo a
risolvere questa intricatissima magagna.
Io sono solo un
essere terrestre in mezzo ad altri
5.999.999.999
umani. E forse non e' poco. |
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PENNARELLI: non ho
altro da aggiungere. Grazie immensamente per la sua
collaborazione.
Arrivederci. |
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