EXTREMA

FILTHY SUNDAY CIRCUS

"REALTA’ RELATIVE"

 

 

Per la prima volta nella loro strabiliante carriera gli Extrema scendono negli inferi della scena metal italiana; i territori dell’estremo sud, nello specifico Palermo, dove la mancanza di spazi e possibilità non sempre ha come soluzione obbligata l'assenza di realtà "laterali", anzi; a volte, proprio come reazione allo stato di cose, si generano mostri affamati che scaricano la frustrazione facendone decibel di rumore assordante. Uno di questi mostri si chiama Filthy Sunday Circus, ragazzi che sentono marcire le loro speranze, ingabbiati nel "lurido circo della domenica" che la società mette in palinsesto quotidianamente.  Chi ha sfondato e chi ancora distrugge le sue unghia cercando di risalire muri che sembrano invalicabili; gente che in comune ha la rabbia, l’attitudine, l’istinto, la convinzione di essere nati per un unico scopo: suonare metal. .  Una doppia intervista quindi , che renda unici punti d'osservazione diversi, che unisca due voci e ne faccia un solo urlo, rafforzando entrambi, istruendo molti.

Rispondono alle domande:

Tommy (T) e Gianluca (G)  chitarra e voce degli Extrema

Manuele (M) e Antonio (A) chitarra e voce dei Filthy sunday circus.

 

 
 

Iniziamo dalla scena palermitana, ospitante il concerto di questa sera. Da essa all’oggi sono riusciti ad emergere solo alcuni gruppi punk-ska mentre altre realtà più estreme sembrano avere maggiori difficoltà nell’acquisire un’adeguata visibilità all’esterno;

Qual è il parere dei Filthy in relazione a questa situazione?

E’ sostanzialmente un problema di spazi. A Palermo la scena punk-ska è adeguatamente sostenuta dai locali e dal pubblico mentre per le altre realtà è tutto più difficile visto che fino ad oggi non esistevano spazi che volessero o fossero tecnicamente capaci di ospitare e sostenere chi vuole proporre generi musicali estremi.

Gli Extrema si confrontano con la realtà palermitana per la prima volta; ma la Sicilia è idealizzata davvero come un posto così distante dalle scene più affermate?

(G) L’Italia stessa è una realtà distante da tutto visto che all’estero non siamo molto considerati, secondo i  grandi discografici e gli opinionisti del cazzo siamo il terzo mondo della musica rock.

(T) All’interno della Roadrunner c’è chi continua a ripetere che dall’Italia non uscirà mai niente di buono quindi puoi capire quanto questa gente sia prevenuta. L’Italia ha poi ovviamente uno specifico problema geografico, fai conto che noi oggi è come se fossimo andati a suonare a Berlino. Comunque ci rendiamo conto  che al sud c’è tantissimo fermento, tantissima voglia di metal, ogni volta che facciamo dei concerti da Napoli in giù è sempre un totale successo.

(G) Io dico sempre che suonare al sud è la cosa più bella. Al nord hanno un po’ la puzza sotto il naso, stentano a muoversi, stanno lì a vedere se sbagli l’accordino, al sud invece è sempre un massacro totale.

Passiamo alle vostre band e partiamo dagli inizi e cioè dalle emozioni, speranze, bisogni da cui queste sono sorte….

(T) Per cosa si suona in verità? Donne, soldi e per andare in giro a…

(G) …bere gratis…

(T) …esatto…. comunque, personalmente, ho iniziato a suonare…

(G) ..per egocentrismo….

(T) ..a parte quello, visto che tutti devono essere almeno un po’ egocentrici per iniziare a suonare….mi piaceva la spettacolarità che è legata alla musica e poi avevo l’ideale di viaggiare, conoscere un sacco di gente, avere tanti amici in giro, poi sono arrivate anche le donne e tutto il resto…

I Filthy invece…

(M) Dopo aver provato  diverse esperienze personali in ambiti musicali diversi abbiamo deciso di unirci in un’unica formazione con l’idea di iniziare a comporre musica senza una precisa direzione stilistica; il progetto si è rivelato vincente e ormai andiamo avanti da un po’ di tempo.

(G) Da quanto?

(A) Ormai sono quattro anni, abbiamo iniziato nel ’99.

(T)  Comunque, se mi posso ricollegare alla domanda che tu prima facevi ai Filthy, io penso che la scena punk, ska e simili sia molto più vasta ma in tutta Italia,  non solo qui a Palermo. Il fatto che gli si dia maggiore spazio deriva dal fatto che questi siano generi da pochi soldi nel senso che non abbisognano, almeno agli inizi, di una determinata situazione tecnica come invece i gruppi metal per i quali, ad esempio, è molto difficoltoso esibirsi in piccoli centri sociali.

(T) Ma sai, in Italia esistono pochissime realtà in grado di confrontarsi con l’estero e che veramente hanno alla mano responsi si vendita reali e questi sono i Vision Divine, i Labyrint, i Raphsody, i Lacuna Coil…gli stessi Linea 77 di cui si parla tanto, sono una band che fa molto bene in Inghilterra ed in Italia mentre nel resto d’Europa non sono una band così lanciatissima. Gli stessi Skunk Anansie in America non sapevano neanche chi fossero seppur in Europa avevano tantissimo seguito. Molto spesso si pensa che tutto ciò che ci viene propinato dall’esterno attraverso le riviste o la televisione sia una totale figata,  poi vai a vedere la situazione reale e capisci che non è così, tanto è vero che gli artisti che realmente vivono di musica in tutta la scena internazionale saranno un centinaio, gli stessi gruppi di cui tutti si esaltano sono comunque realtà piccole i cui componenti quando scendono dal palco vanno a fare i baristi, gli operai, gli impiegati. La realtà come vedi è molto diversa da come noi tutti ce la immaginiamo.

Dagli esordi di “Tension at the seams” ad oggi il suono degli Extrema ha mutato lentamente pelle, partendo da una matrice prettamente trash fino ad assumere molti di quei tratti riscontrabili nelle nuove scuole metal; Volete spiegarci questa evoluzione?

(T) Noi siamo sempre state persone innamorate della musica, per esempio, nelle nostre influenze abbiamo sempre citato i Police o Gino Vannelli…

(G) …oh, per lui eh!!! (risate)

(T) ..un sacco di situazioni che andavano da punk tra virgolette al jazz, non ci siamo mai posti delle barriere. Io penso che quando suoni vai in mezzo a dei periodi, inutile dire che non si è influenzati perché lo si è sempre, da qualsiasi cosa arrivi alla testa, anche una stronzata come assereje

(G) Comunque penso che gli Extrema abbiano più riff Hardcore che numetal….

(T) …ma i giornalisti con la loro pochezza e superficialità riconducono tutto ai Korn, io sinceramente non sento molto Korn nel nostro ultimo album, anzi, è il disco più Hardcore-metal degli Extrema e noi ci siamo sempre sentiti vicini a questo genere musicale.

(G) Io ascolto  l’ultimo dei My own victim praticamente 24 ore su 24, mi piace un casino.

Dei Filthy sunday circus non sappiamo quasi nulla. Volete descriverci il vostro suono?

Come ti ho detto prima, di base per i filthy non esistono barriere, certo il nostro sound  si avvicina molto alle sonorità metal che noi impastiamo a riff funky, parti  rap o hardcore, comunque sia, il nostro rimane sempre un approccio violento.

(M) Quella hardcore è una componente che appartiene anche a noi dai tempi dei Clownage, nostra band precedente i Filthy, poi è naturale che più cresci negli anni più senti crescere la necessità di sperimentare soluzioni nuove.

(G) Una band cresce sempre insieme, come sonorità e come persone che la compongono.

(T) Noi comunque viviamo la musica molto fisicamente…

(G) … infatti io sono vergine…. (risate)

(T) ..cerchiamo il contatto con il pubblico, tra noi e loro deve crearsi un feedback perfetto

Quindi è più che altro una questione di attitudine, d’istinto…..

(G) Sì, penso che “attitudine” sia la parola giusta per definire lo stile di vita e l’approccio alla musica che appartiene agli Extrema.

In un’intervista del ’95 gli Extrema dichiaravano di non portare nessuna bandiera e di non avere nessun messaggio da lanciare; fino a che punto è vera questa affermazione?

(G) Io penso che il messaggio degli Extrema sia sempre  stato uno: venire ai concerti, divertirsi, non stare con i piedi attaccati al pavimento, vivere la musica in questo senso…

(T) Negli anni ’70 si diceva che la musica avrebbe cambiato il mondo, questo non è vero, lo capisci guardando il mondo oggi….

(G) …Il mondo è in declino, noi abbiamo voluto dirlo nel testo di “the world decline”, guardo la televisione e mi fa tutto schifo!!!

Ecco che esce il messaggio…

(T) Ma il messaggio che cos’è? È una cosa che puoi dare oggi e che magari domani già non senti più tuo. E’ tutto legato al periodo, all’età, alle esigenze, il messaggio cambia in relazione ad esse. Le persone che oggi affermano che sia giusto bombardare l’Iraq sono le stesse che negli anni ’70 si fumavano i ciloni e proclamavano la pace e l’amore.

 

Il nome “Filthy Sunday Circus” rimanda  alla visione di una società grottesca alla maniera circense che si muove all’interno di una quotidianità marcia, corrosa…Questo potrebbe rappresentare un messaggio di per se, vuoi spiegarcelo meglio?

(M) Il nostro nome è interpretabile in diversi modi, dipende da chi lo legge, personalmente avrebbe dovuto avere una valenza principalmente animalista riguardo lo sfruttamento degli animali nel circo. In seguito ci siamo resi conto che lo stesso discorso si può allargare all’intera società, in questo senso siamo tutti degli animali sfruttati da quel lurido circo che è la società appunto.

So che entrambi i vostri gruppi hanno del materiale pronto; per gli Extrema dovrebbe trattarsi di una raccolta di rarità e B-side…

(T) A maggio uscirà questo nuovo prodotto che agli inizi doveva essere un mini album che doveva traghettarci al nuovo album…

(G) …Caronte ci traghetterà…

(T) …quindi ci traghetterà al quinto album che uscirà sicuramente da maggio ad un anno, sarà appunto una raccolta che conterrà tre brani inediti, delle quali due messe da parte durante le lavorazioni di Better mad than dead e che sono i brani in un certo senso più hc-metal di quel periodo. Poi ci sarà questo brano inedito, che farà da singolo, “The world decline”. Un tot di remix, penso quattro, uno di Madasky, due di Mario Andreolli degli RSU che è stato co-produttore di Better e ancora due brani con gli Articolo 31 che tutti hanno smerdato e che noi invece amiamo alla follia considerandoli puro Extrema style al 100%. Infine c’è questo brano divertente che c’era stato richiesto per il centenario del Milan, in sostanza una canzone da curva rivisitata alla maniera degli Extrema pre-Tension at the seams.

Mentre per i Filthy si tratta di una promo registrata di recente…

(M) Sì, a dicembre siamo stati ai Fear studio di Ravenna ed abbiamo registrato la Promo 2003 che contiene 6 brani ed adesso inizieremo a spedirla in giro e romperemo le palle a quanta più gente possibile con la speranza che arrivi un contratto. Siamo comunque molto fieri del nostro lavoro ed è valsa la pena di fare tutta  quella strada affidandosi a mani esperte, l’ambiente di registrazione era perfetto e la qualità del suono nonché la violenza che siamo riusciti a generare è riscontrabile nel nostro lavoro.

Hei Gianluca, ci fai una previsione delle testoline che si romperanno stasera?

(G) Saranno tante, potete starne certi!!!!!

 

A questo punto l’intervista ufficiale è terminata ma sia io che i Filthy Sunday Circus abbiamo avuto modo di verificare la passione che muove gli Extrema, persone che non si limitano a timbrare il cartellino dell’intervista ma che vanno oltre, cercando il contatto e il dialogo sincero, l’amicizia vera. Questa spontaneità ci ha legato nelle ore precedenti il concerto, ore nelle quali abbiamo avuto modo di parlare praticamente di tutto; così tra parecchi litri di birra e alcuni sandwitch Gianluca e Tommy hanno condiviso con noi le esperienze fatte con i Pantera, gente ciecamente votata all’alcolismo il cui camerino è costantemente strapieno di bottiglie di wisky e vino. O ancora con i Metallica che a quanto pare sprizzano sborra da tutti i pori e non si degnano di dare confidenza ad anima viva. Ancora una marea di cose divertenti della vita on the road come le barbe suicide fatte nei più putridi autogrill d’Italia in cui l’acqua è perennemente ghiacciata, i fegati spappolati e le ulcere killer del Perotti, blocchi della finanza andati paurosamente di culo grazie al finanziere metallaro che alla fine chiede anche autografo e foto….insomma, gente vera, fino alla fine

 
     
     
 

a cura di Pietro "Collapse" Presti  

 
     
 

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