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…giusto qualche appunto |
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su IL GRANDE LEBOWSKI, dei Fratelli Coen (1998) |
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Senza il benche’ minimo dubbio, uno dei films
piu' assurdi che mi sia mai capitato di
vedere: in questo contesto, la parola
"assurdo" acquista un significato tutto suo,
"appartato", sorta di puzzle vignettistico
impazzito, quasi si fosse trattato di una
decina di film tagliati in piccoli pezzi, poi
fatti saltare in aria ed una volta ricaduti in
terra, ricomposti, dando loro un senso di
strambo, equivoco melting pot di situazioni al
limite del paradosso (a tratti, sinceramente,
varcato del tutto!!...). |
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E' assolutamente
impossibile emettere una definizione
razionale per questo film, cosi' come e' stato (e
tutt'ora e') tecnicamente impossibile definire i films
di Tarantino (PULP FICTION, tanto per mettere tutti
d'accordo). Pulp, violento, sadico, porno-erotico,
vigorosamente, distortamente psichedelico,
scollacciato, non-sense, grottesco, parodistico,
auto-ironico, spregevole ed istantaneo, tutti
aggettivi che sono compresi, compressi e rimescolati
infinite volte nei 112 minuti piu' allucinanti ai
quali mi sia mai capitato di assistere. Questo, ai
miei occhi, e' stato IL GRANDE LEBOWSKI, ovvero uno
spaccato di vita assurda che prosegue lungo tutto
l'arco del film con un approccio
demenzial-psichedelico apparentemente senza soluzione
di continuita'. Un gioco a incastro che, quando si e'
sul punto di risolverlo, si contorce, si rigira su se
stesso assumendo contorni diametralmente opposti, con
il principale compito di disorientare, spiazzare,
destabilizzare il pubblico, alla stessa, fottutamente
disinvolta maniera del Drugo che lancia la sua palla
da bowling contro i birilli. Sia che si tratti di un
tiro ad effetto, o di un semplicissimo diretto, quei
poveri birilli saranno costretti ad "ingoiare" il
colpo. E quegli stessi birilli, metaforicamente, siamo
noi tele-cinespettatori, i quali, nostro
malgrado potremo sia amarlo che odiarlo a morte (nel
mio caso entrambi i sentimenti sono corrisposti),
certamente non rimanerne indifferenti. E di questo, i
Fratelli Coen, erano del tutto consapevoli (e
consenzienti), altrimenti come mai avrebbero potuto
giustificare un simile campionario trash-visivo?... Ma
si tratta, nel caso del GRANDE LEBOWSKI, di un "trash
positivo", puramente intrattenitivo, sorretto da una
colonna sonora talvolta bizzarra, altre volte un
pochino piu' prevedibile, e comunque in perfetta linea
con lo stile (se di stile si puo' parlare) del film. |
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JEFF BRIDGES (DRUGO
- THE DUDE, in originale) e' uno sfaticatissimo
losangelino, talmente pigro da non doversi nemmeno
cercare un lavoro, cosi' dannatamente pigro da
disporre, in pratica, di un unico hobby, che
rappresenterebbe il solo, accertato comune
denominatore della pellicola: il bowling. Penso si sia
trattato della prima volta che una palla da bowling
assumesse le sembianze di "ego-trip-psichedelico" (in
assoluto la scena piu' gustosa ed accattivante de IL
GRANDE LEBOWSKI).... E' lo stesso Bridges, al culmine
del "viaggio" piu' elaborato ed allucinato, ad
ammirare la sala da bowling mentre e' all'interno di
una delle tante palle lanciate verso i birilli
destinatari: la telecamera compie vorticose parabole,
gira su se stessa, per poi irrompere fragorosamente
alla meta. I Coen si dimostrano compiaciuti (ed assai)
nell'eccedere in queste "sbandate iper-surreali
tardo-psichedeliche": un micidiale, spesso
indigeribile connubio di oscenita’ ed atti dalla
travolgente ilarita', tutte componenti "malate" ed
ossessive da digerire in un sol colpo. Ed alla fine di
questo rivoltante processo, lo spettatore non potra'
che vomitare l'inedita poltiglia ingurgitata sul fondo
di un water, epicentro, naturalmente, dell'ennesima
ondata di schizophrenia di due registi in perenne "ego-acid-trip".
E, quasi a voler
rispettare sacralmente, il principio di "assurdita'"
che incombe (spesso pesantemente, ma questa e'
un'altra storia, non quella di cui sto dibattendo ora)
sulla pellicola dei Coen, IL GRANDE LEBOWSKI non
poteva che terminare... NON TERMINANDO... ovvero
lasciando disperdere tutta la (farraginosa, insulsa,
incomprensibile, vomitevole, stralunatissima) trama in
un'accozzaglia di "perche'", "mah.." "se"... dovendo
renderci alla fine conto di come in tutta franchezza i
due geniali registi si siano presi gioco non solo di
certe convenzioni sociali e sotto-generi
cinematografici ma anche (e soprattutto,
sorprendendoci, un'ennesima volta) di noi stessi in
qualita' di fottuto pubblico, un pubblico che si
sarebbe aspettato quello che non si sarebbe mai dovuto
aspettare e viceversa...
In definitiva, se i
Fratelli Coen avessero avuto l'intenzione di "mockeggiare"
(ovvero prendere in giro) la "pulpfictionite" alla
Tarantino, risultato migliore non poteva essere
ottenuto....!!...
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Alan
"J-K-68" Tasselli
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