"UN ESEMPLARE SPACCATO DI CINEMA RUFFIANO E FALSAMENTE DECADENTE DOVE LE ICONE NON SONO ICONE MA BENSI' VITTIME DI CLICHE'S UNO INCOLLATO ALL'ALTRO..."

 
     

Scusate tanta irruenza, ma sono sempre piu' convinto il Cinema oggi abbia perso (irrimediabilmente?...) la propria "essenza cinematografica", implicito un "decadimento-creativo" che egregiamente viene riflesso da quella scellerata mania che risponde al titolo di "REMAKE", ora piu' che mai assurto a "personale" Nuovo Genere (?...) Cinematografico.

Ribadito questo mio acido (quanto schifosamente sincero) punto di vista, vanno doverosamente precisate alcune mie considerazioni su di una pellicola come "VELVET GOLDMINE".

Il soggetto era indubbiamente originale ed accattivante: narrare le gesta di due autentici istrioni/mostri sacri del Rock come DAVID BOWIE ed IGGY POP avrebbe stimolato la mente di qualsiasi cineasta innamorato follemente degli anni '70, un decennio dovel'eccesso era complementare alla vena creativa dell'artista,e dove lustrini e paillettes erano l'"ideale" continuazione delle nostre vene ed arterie; il look parte integrante quanto la musica.

BOWIE (soprattutto) e POP hanno avuto il merito di condensarein un'unica figura gli emblemi e manie di un'epoca folle e genuinamente sconsiderata, "drogata" dai suoi distorti concetti, guidata da una musica celebrante gli estremi e le paranoie di gente decisamente fuori dell'ordinario (ordinario in questo frangente "sapientemente" bistrattato da una belligerante
quanto apparentemente incontrollabile schizophrenia.........).

 

BOWIE ha avuto il merito di trovarsi al centro di una Rivoluzione che avrebbe sancito la simbolica MORTE del primo Movimento-POP e favorito la nascita del secondo, privilegiando (fino ai limiti
consentiti, almeno per l'epoca) il tema dell'ambiguita', una sorta di sessualita' rimasta del tutto indefinita e conferente al personaggio del futuro DUCA BIANCO un fascino perverso e
di incalcolabile complessita'.

Non mi sembra tali concetti e cardini-base vengano ripropsti adeguatamente in VELVET GOLDMINE. Durante la visione ho quasi sempre avuto l'impressione di essermi imbattuto in un film che volesse quasi piu' celebrare la forma, anziche' la sostanza,e questo e' un errore gravissimo per chiunque voglia conferire profondita' e senso storico ad un genere ed al suo conseguente
eroe/Semi-Dio immortale.

La colpa certo non si puo' scaricare sui due protagonisti (entrambi eccellenti e "gustosamente" in parte) quanto al vacillante soggetto, eccessivamente "kitsch" nelle sue preponderanti ostentazioni al mito-GLAM; in breve e' stato tradito, una volta di piu', il concetto di "cinema": alle opere odierne si tende conferire molto, TROPPO colore, ma allo stesso tempo, MOLTA POCA sostanza, evitando (volutamente?...) quel pathos, e, nondimeno, una ricerca storica che possa conferire una maggiore dignita' quanto (in particolar modo) una superiore credibilita', credibilita' messa fortemente in dubbio proprio da un'opera come VELVET GOLDMINE.

Ripeto: il tentativo era nobile ed apprezzabilissimo, ma l'occasione e' stata (in buona parte) sprecata, a favore di una spettacolarita' e di una magniloquenza di cui, francamente, si poteva fare a meno.

Se fossi nel regista, cambierei completamente registro cinematografico e mi impegnerei anima e corpo onde cominciare a produrre film in bianco e nero, si', proprio come la Vecchia Hollywood
faceva 50 e passi anni fa. Progetto folle, esclamerete voi...
Replica del sottoscritto: ma dopo 'si' tanta tracotanza, dopo tale "visionarieta'" fastidiosamente "ingrassata" ed inquinata, non vi verrebbe voglia di vedere al cinema un po' meno colore
ed un PO' PIU' di sentimento?...Pensateci bene, e vi accorgerete che non ho tutti i torti.....

Alan "J-K-68" Tasselli

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